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Barometro dell’economia – Estate 2026

Caro energia e inflazione pesano sulla fiducia delle imprese
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La ripresa dell’inflazione scaturita dalla guerra in Iran e dal rialzo dei prezzi energetici si ripercuote negativamente sulla redditività delle imprese altoatesine, che tuttavia anche quest’anno dovrebbe risultare quantomeno soddisfacente per quasi nove imprese su dieci. L’IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano prevede che nel 2026 il PIL altoatesino crescerà dello 0,6 percento.

Economia altoatesina: previsioni per il 2026 in lieve peggioramento rispetto alla primavera

La difficile situazione geopolitica internazionale, con il protrarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran e i continui blocchi dello stretto di Hormuz, ha causato un leggero deterioramento del clima di fiducia delle imprese altoatesine rispetto alla primavera. Il relativo indice calcolato dall’IRE è sceso di 3,7 punti, portandosi a +15,9. Le imprese lamentano in particolare una diffusa crescita dei costi e un generale peggioramento della competitività delle aziende. Gli investimenti si confermano stagnanti, anche per via della grande incertezza. La dinamica dei fatturati beneficerà dell’aumento dei prezzi di vendita, ma dovrebbe rallentare rispetto allo scorso anno. La crescita del giro d’affari continuerà a essere trainata dalle imprese di maggiori dimensioni, mentre quelle con meno di dieci addetti prevedono una contrazione dei volumi di vendita.

Nonostante queste difficoltà, l’89 percento delle aziende altoatesine confida di raggiungere anche quest’anno una redditività quantomeno soddisfacente. Le attese variano però molto tra i singoli settori: il maggiore ottimismo si respira nel comparto turistico e nei trasporti, dove oltre nove imprese su dieci contano di chiudere l’esercizio con un risultato economico soddisfacente e spesso davvero buono. Più modeste sono invece le previsioni delle cooperative agricole e del commercio al dettaglio.

La dinamica occupazionale è ancora positiva: nella prima metà del 2026 il numero medio di occupati dipendenti in Alto Adige si è attestato a oltre 234.400, ovvero il 2,0 percento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche le previsioni di assunzione delle imprese rimangono positive, seppur in leggero rallentamento rispetto alla scorsa primavera.

Redditività nell'economia altoatesina

Economia internazionale: la guerra in Medio Oriente frena la crescita nel 2026

La guerra in Medio Oriente sta causando un rallentamento della congiuntura economica globale. La riduzione dell’offerta proveniente dall’area del Golfo Persico ha determinato un marcato incremento dei prezzi dell’energia e di numerose materie prime strategiche per l’industria e l’agricoltura, con conseguente accelerazione dell’inflazione. Sullo scenario internazionale permangono inoltre ulteriori elementi di incertezza sia sul fronte commerciale, sia su quello geopolitico, in particolare la guerra in Ucraina e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. In questo contesto, l’OCSE ha corretto al ribasso le stime di crescita del PIL globale, portandole dal 3,4 percento della primavera all’attuale +2,8 percento.

Se l’interruzione parziale delle forniture di gas e petrolio ha colpito direttamente soprattutto i paesi asiatici, l’economia europea ha comunque risentito del forte incremento dei prezzi energetici, data la forte dipendenza dall’approvvigionamento internazionale. Secondo l’OCSE, quest’anno la crescita dell’Eurozona dovrebbe rallentare a +0,8 percento, mentre il tasso di inflazione si porterà al 2,8 percento. Negli Stati Uniti la crescita dei prezzi dovrebbe attestarsi addirittura al 3,7 percento, ma l’incremento del PIL dovrebbe mantenersi attorno ai due punti percentuali.

Anche quest’anno l’Italia crescerà meno della media europea

Secondo l’OCSE, nel 2026 l’economia italiana dovrebbe crescere solo di mezzo punto percentuale. Ciò a causa dell’impatto negativo della crescita dei prezzi energetici su consumi, potere d’acquisto delle famiglie, investimenti ed esportazioni. Un contributo positivo alla crescita dovrebbe invece arrivare – ancora per quest’anno – dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’andamento del mercato del lavoro è rimasto positivo nei primi mesi dell’anno: a maggio 2026 il tasso di occupazione era pari al 63,0 percento, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0 percento.

PIL altoatesino in aumento dello 0,6 percento nel 2026

Il peggioramento del clima di fiducia delle imprese rispecchia la forte incertezza circa l’impatto della crisi mediorientale sui costi di produzione, sugli investimenti e sul potere d’acquisto delle famiglie. Anche la domanda estera ha mostrato segnali di rallentamento nel primo trimestre dell’anno, mentre la dinamica del mercato del lavoro e dei pernottamenti turistici continua a essere positiva. Nell’ipotesi di un progressivo ritorno alla normalità del traffico merci nel Golfo Persico nei prossimi mesi, l’IRE prevede una crescita reale del PIL altoatesino pari allo 0,6 percento nel 2026.

Michl Ebner, Presidente della Camera di commercio, ricorda l’importante ruolo dell’innovazione per la competitività delle imprese altoatesine: “In queste fasi di forte incertezza, il sostegno pubblico agli investimenti in innovazione e in digitalizzazione è ancora più importante per preservare la competitività delle imprese, accrescerne la produttività e difendere così occupazione e redditi delle famiglie.”

L’indice IRE del clima di fiducia delle imprese – Nota metodologica

L’indice IRE del clima di fiducia delle imprese altoatesine si basa sulle informazioni fornite dalle aziende intervistate nell’ambito della rilevazione congiunturale “Barometro dell’economia”. Esso è calcolato sia retrospettivamente[1], sia in prospettiva [2]. La redditività può essere definita dalle imprese rispondenti come “buona”, “soddisfacente” o “insoddisfacente”. Il valore dell’indice corrisponde al saldo tra la quota di imprese che hanno conseguito (o prevedono di conseguire) una redditività “buona” e la quota di quelle che, invece, hanno conseguito (o prevedono di conseguire) una redditività “insoddisfacente”. Di conseguenza, l’indice può variare tra -100 punti (se tutte le imprese indicano una redditività “insoddisfacente”) e +100 punti (se la redditività è “buona” in tutti i casi). La risposta “soddisfacente” è considerata neutrale e non influenza il valore dell’indice.
[1] Sulla base delle valutazioni sulla redditività conseguita nell’anno passato o che sta per concludersi, a seconda dell’ondata di rilevazione.
[2] Sulla base delle aspettative di redditività per l’anno corrente o futuro, a seconda dell’ondata di rilevazione.

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IER - Institute for Economic Research
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